Il retail HORECA italiano post-pandemia convive con una compressione strutturale dei margini: costo del lavoro e delle materie prime cresciuti più dei prezzi praticabili, affitti rinegoziati al rialzo nelle location primarie, domanda più volatile. Nei gruppi multi-sede il problema è aggravato dalla dispersione: ogni punto vendita sviluppa prassi proprie e il controllo di gestione consolidato spesso arriva tardi e aggregato.

Il percorso che proponiamo si articola in due fasi. La prima è una diagnosi rapida per punto vendita — conto economico ricostruito a livello di singola unità, benchmark interni ed esterni su food cost, labour cost e scontrino medio — che produce una mappa delle priorità in 6-8 settimane. La seconda è l’implementazione: rinegoziazione dei contratti chiave, revisione del mix e del pricing, standardizzazione dei processi di acquisto, eventuale razionalizzazione del perimetro.

Sul modello di ingaggio: la struttura più sana combina un compenso fisso contenuto per la fase diagnostica e una componente di successo misurata su indicatori verificabili (EBITDA incrementale, riduzione documentata dei costi ricorrenti), con perimetro di esclusiva e clausola di coda a protezione di entrambe le parti. L’allineamento degli incentivi è parte della soluzione, non un dettaglio negoziale.

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